Marcello Pera a tutto campo ai microfoni di Zapping (Audio)

Un’intervista radiofonica a tutto campo e tutta da ascoltare, quella rilasciata nella sera di venerdì 25 novembre da Marcello Pera. Ai microfoni di Zapping, l’approfondimento preserale di RadioUno, il presidente del Comitato nazionale per il referendum costituzionale Liberisì ha spaziato su tutto il fronte, dapprima smentendo le accuse e le obiezioni mosse alla riforma da Silvio Berlusconi e dagli altri fautori del No, per poi replicare all’articolo del settimanale The Economistdifendendo la sovranità nazionale e paventando un “rischio greco” per l’Italia in caso di esito negativo al referendum. Quindi un passaggio sugli scenari politici post voto, specie in caso di vittoria del No: l’ascesa di Salvini nel centrodestra, il ritorno di Bersani e D’Alema nel centrosinistra e soprattutto la rivendicazione del successo da parte del Movimento 5 Stelle. Se invece dovesse vincere il Sì, ha argomentato Pera, “non sarebbe stato più conveniente per i moderati di Forza Italia – e non solo di Forza Italia – condizionare con il proprio Sì il Governo Renzi? Oggi LiberiSì ha superato la soglia di 1600 comitati: ho la convinzione che se vince anche di poco il Sì il contributo determinante sarà stato dato dai moderati, dai liberali, dai riformisti come noi” . E di ciò Renzi ne dovrà necessariamente tener conto. “Votargli contro per poi auspicare di andare al governo con Renzi, come fa Berlusconi, è un’altra contraddizione che non riesco a spiegarmi”, ha aggiunto Pera, prima di una conclusione con rivelazione e auspicio personali che non riveliamo, invitandovi a scoprirli ascoltando l’intervista integrale cliccando sul link sottostante.

L’intervista del presidente di LiberiSì Marcello Pera a Zapping

Referendum: da Pavia a Pomigliano d’Arco, in Fi cresce la fronda per il Sì

Da Pavia a Firenze, da Pomigliano d’Arco a Prato. Si stanno diffondendo a macchia di leopardo. Sono tutti berlusconiani e iscritti a Forza Italia. Ma voteranno Sì al ddl Boschi, contravvenendo alla linea ufficiale del partito azzurro schierato per il No. Imbarazzano i vertici forzisti, ma hanno deciso di uscire alla scoperto, dando vita a dei Comitati referendari per il Sì. In piena campagna referendaria dimostrano che come è spaccato il Pd, lo è anche il centrodestra. Il loro strappo farà discutere. Sono corteggiati e incoraggiati dai renziani e dai verdiniani, nella speranza che altri li seguano. Il primo caso di dissidenza si è avuto a Pavia. Marco Bellaviti, già coordinatore provinciale di Fi e consigliere provinciale sempre per Fi, ora assessore all’Urbanistica del Comune di Pavia, il 14 maggio scorso ha fondato un Comitato per il Sì. Con lui ci sono l’ex sindaco di Casteggio,Lorenzo Calligari, e Giovanni Cordini, direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’ateneo pavese e ordinario di Diritto pubblico comparato. La ‘febbre’ del Sì ha contagiato pure tre amministratori di Firenze: Marco Semplici, capogruppo azzurro nella metro Città, già consigliere comunale a Firenze quando Matteo Renzi era sindaco nel 2009; la capogruppo di Scandicci, Erica Franchi e il consigliere del Quartiere 3 Emanuele Viciani. Oggi un altro esponente toscano si è detto disponibile a votare per la riforma Renzi: si tratta di Andrea Bonacchi, capogruppo di Forza Prato alla Provincia della seconda città toscana per numero di abitanti. Marco Semplici ha spiegato all’agenzia stampa Adnkronos perché non si opporrà alla riforma targata Renzi: ”Il ddl Boschi è nettamente positivo sulla riorganizzazione dello Stato: se vince il No le città metropolitane muoiono prima di nascere. Io resto un berlusconiano, un forzista, ma così come Cuperlo e Bersani hanno la possibilità di manifestare il proprio pensiero nel Pd, anch’io chiedo agibilità politica all’interno di Fi. Sto per fondare con tanti amici ed eletti forzisti toscani un Comitato LiberiSì che fa capo a Pera-Urbani. Ho esordito, diciamo così, sabato scorso a Bologna e il prossimo sabato sarò a Napoli”. Semplici non vuol sentir parlare di inciuci con il governo renziano: “Io rimpiango il Nazareno, è la più grande intuizione politica di Berlusconi negli ultimi 10 anni, ma oggi non si parla di futuri governi, né di accordi politici, ma solo di riforme costituzionali”. Semplici rivela di aver ricevuto pressioni solo dai dirigenti locali azzurri, nessuna telefonata è arrivata ‘dall’alto’: “Mi hanno chiamato i vertici regionali di Fi in Toscana, alludendo a ripercussioni politiche nei miei confronti se dovessi fare campagna per il Sì”. Ma ”non sono stato chiamato dai big azzurri nazionali e questo mi fa ritenere che molti di loro la pensano come me ma non hanno il coraggio di dirlo”. Anche Lello Russo, sindaco di Pomigliano D’Arco dal 2010, in provincia di Napoli (rieletto nel 2015 con una coalizione di centrodestra formata da Fi Udc e una serie di liste civiche) è pronto a votare per il ddl Boschi: “Non sono iscritto a Fi, sono espressione di una maggioranza di cui fa parte anche Fi. Sono stato eletto anche con i voti forzisti, ma parlo da cittadino: il quesito referendario mi convince, per questo voterò a favore del ddl Boschi. Non capisco quale sia il problema. In passato, per ben due volte in Parlamento, Fi ha votato a favore di questa riforma, poi si è rotto il patto del Nazareno e ha cambiato idea”. “La gente, se mai -sottolinea Russo all’Adnkronos – dovrebbe meravigliarsi del fatto che Salvini, i grillini, Fi e la minoranza Pd votano per un fatto politico. Ho aderito al Comitato per il Sì creato da Roberto Iossa. E il 21 novembre parteciperò al convegno per il Sì con il governatore della Campania Vincenzo De Luca, che si terrà alle 18 nell’Aula consiliare del Comune di Pomigliano”.

Referendum, il centrodestra per il Sì. Da Pera a Urbani a Bondi, la legione (ex) forzista pro riforma

Marcello Pera eGiuliano Urbani, berlusconiani (ormai ravveduti) della prima ora, sono solo gli ultimi. Ma la lista di chi a destra ha sposato con convinzione le ragioni del Sì al referendum costituzionale d’autunno si fa ormai sempre più lunga. E i nomi sempre più sorprendenti. Così, se a sinistra temono il big bang sotto il tetto di un Pd alquanto spaccato, nel centrodestra di impronta forzista è in atto uno smottamento senza precedenti in favore della riforma targata Renzi. Conseguenza, forse anche questa, della crisi e del tramonto stesso del berlusconismo. Non è una adesione alle ragioni del governo, premettono tutti. Ma a novembre, quando si voterà, prenderanno le distanze dall’ordine di scuderia di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia.

Hanno atteso per un ventennio la “rivoluzione liberale” di Silvio Berlusconi, adesso l’ex presidente del Senato Pera e l’ex ministro della Cultura (e tessera numero due di Fi) Urbani hanno deciso di sostenere il superamento del bicameralismo e la riduzione del numero dei parlamentari. “Coerenti con quella rivoluzione” dicono i due che hanno lanciato il loro comitato per il Sì in una iniziativa pubblica nel centro di Roma (era assente Urbani per un malore sopraggiunto in mattinata). Occorre voltare pagina, come ha sottolineato Pera, tornato a esporsi dopo anni di volontario letargo. E devono farlo soprattutto gli elettori liberali e di Forza Italia, che hanno “una ragione in più per votare Sì: se dovesse vincere il No, il secondo dopo quello del 2006, la Costituzione diverrebbe immodificabile. Al contrario, sin dal 1994 Forza Italia ha sempre tenuto alta la bandiera della modifica della Costituzione e solo se passerà il Sì questo percorso potrà continuare”.
Anche Marco Taradash, radicale, berlusconiano negli anni, ora al fianco dei professori con il “Comitato liberali per il Sì”.

Non solo per la vecchia passione pannelliana per lo strumento referendario: “‘Il motivo per votare Sì è la validita’ di una riforma che rappresenta l’occasione per adeguare ai tempi e al sistema bipolare la nostra costituzione”. Di Sandro Bondi, ex coordinatore di Forza Italia, e della consorte Manuela Repetti si conosce il traumatico addio alla corte di Arcore, il passaggio in vari altri gruppi parlamentari, ora l’adesione convinta al Sì, dopo aver votato del resto la riforma in tutti i passaggi d’aula. “Sottoscrivo integralmente le dichiarazioni del presidente emerito della Repubblica Napolitano, il Sì al referendum è un’occasione irripetibile per realizzare quelle riforme attede da decenni e mai tradotte in fatti” spiega la senatrice a nome di entrambi.

E poi c’è chi sulla spinta della riforma e in coerenza col Patto del Nazareno che fu ha proprio rotto con Forza Italia. E’ il caso di Denis Verdini, il più berlusconiano tra i berlusconiani di un tempo, altro ex coordinatore forzista che sulla scia di quella frattura ha costruito nuovo partito e gruppi parlamentari: Ala. Lo strappo di Angelino Alfano è ancora precedente, ma il leader Ncd – ultimo coordinatore di Fi – con Renzi governa dal 2013 e con lui ha approvato leggi e riforme.  Fabrizio Cicchitto, altro Ncd, è tra i più convinti sponsor del testo Boschi.

Peppino Calderisi, ormai ex parlamentare forzista, ha proprio raccolto le firme, le ha depositate in Cassazione a luglio e animato il comitato “Basta un sì”.
C’è poi tutta un’area culturale di centrodestra che considera la riforma Renzi-Boschi quanto meno il male minore rispetto allo status quo. Nell’ultimo editoriale sul Foglio, Giuliano Ferrara se la prende con D’Alema e il suo “risentimento politico” contro il “boy scout in chief” Renzi. “Hai provato a fare la riforma con Berlusconi – scrive attaccando il leader Maximo – non ci sei riuscito in Bicamerale, sempre per eccesso di sicurezza in te stesso, e adesso vuoi disfare quella che c’è, e che non ha alternative”. Critica il testo ma lo voterà pure il direttore di Libero Vittorio Feltri, che per questa storia ha litigato in malo modo con il pasdaran del No Renato Brunetta, dandogli del “fallito” (e incassando un “sei una macchietta”). La motivazione: “Il premier poteva fare di meglio, ma bisogna accontentarsi. E’ preferibile il suo poco al nulla di Brunetta e dei suoi amiconi. Perché il bicameralismo perfetto è una schifezza indifendibile. Per non parlare del titolo V che conferisce alle regioni poteri tali da renderle associazioni per delinquere. Restituire allo Stato il compito di decidere anche a livello locale è cosa buona e giusta. Ecco perché voto sì”. Dietro c’è tutta la polemica a destra sulle ragioni che avrebbero portato gli editori Angelucci a reclutare proprio lui (pro Sì) rimuovendo l’ex direttore Maurizio Belpietro, ma questa è un’altra storia.

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Pera lancia il comitato pro riforma e invita Berlusconi a ripensarci: “Il suo No è flebile, a volte sembra un Sì

Sono 25 i sostenitori di “Liberi per il Sì”, provenienti da varie aree di centrodestra. Verdini, Casini e Zanetti potrebbero aderire a breve. Le divisioni in Forza Italia fotografate dall’ex presidente del Senato: “Vedo un ‘No’ bronzeo di Brunetta, e un ‘No’ meno netto di Parisi e Berlusconi”.

No, ma non troppo. O meglio: “No bronzeo” e “No flebile“, “quasi Sì”. Anzi, facciamo proprio . Sono sempre più variegate le posizioni nei confronti del referendum costituzionalenell’eterogeneo panorama del centrodestra. Da un lato Marcello Pera e il suo comitato “Liberi Sì“; dall’altro Renato Brunetta, accanito oppositore del ddl-Boschi; nel mezzo, tra quelli che si potrebbero definire i contrari moderati, Stefano Parisi e Silvio Berlusconi. Questa è la fotografia che l’ex presidente del Senato fa del fronte che gravita intorno a Forza Italia, nel giorno in cui lancia definitivamente la sua battaglia a sostegno della riforma della Carta proposta dal governo.

Stamattina, 13 settembre, sono stati infatti svelati  i 25 componenti del Comitato “Liberi Sì”. Promotori dell’iniziativa, presentata all’hotel Minerva di Roma, lo stesso Pera e Giuliano Urbani – oggi assente alla presentazione per motivi di salute – due volte ministro nei governi dell’ex Cavaliere e ideologo della prima Forza Italia. Nella rosa dei nomi, personalità provenienti da varie aree politiche e culturali, quasi tutti “ex qualcosa” e comunque tutti concordi nel definirsi “liberali”. Dall’ex radicale Marco Taradashall’ex parlamentare di Forza Italia ora esponente di Ncd, Peppino Calderisi. Dall’ex direttore del Sole 24 ore Ernesto Auci all’ex sottosegretario della presidenza del Consiglio del governo Monti,Carlo Malinconico. A tracciare l’identità e l’appartenenza degli iscritti al Comitato è stato proprio Marcello Pera: “Chi vota Sì al referendum non vota per il Pd. Noi siamo noi, siamo del tuttoindipendenti dai partiti di centrodestra e centrosinistra, siamo per ora in 25 e rappresentiamo quell’area politica-culturale tipicamente liberale democratica e riformista”.

L’appello lanciato oggi, ha spiegato Pera, è rivolto “a tutti gli elettori di centrodestra”, specialmente quelli di Forza Italia. Elettori che, si legge nel documento distribuito ai giornalisti presenti all’evento, “sono stati a favore della riforma della Costituzione fin dal primo governo Berlusconi del ’94 e della Bicamerale D’Alema del ’97. E sostennero una riforma che la sinistra bocciò col referendum del 2006. Noi crediamo che questi elettori debbano riprendere la vecchia bandiera, anche ora che la sinistra ha cambiato la sua tradizionale posizione”. I motivi che hanno portato al lancio del Comitato? Vengono spiegati nello stesso appello: “Se vincesse il No, due conseguenze sono prevedibili. Primo: la Costituzione italiana che tutti chiedono di cambiare, diventerebbe intoccabile. Chi e come potrebbe iniziare un altro processo riformatore dopo due referendum falliti? Secondo: se l’Italia non mantenesse le promesse di riforma, perderemmo credibilità”

Oltre a quelli dei già iscritti, pesano soprattutto i nomi di quelli che potrebbero aderire a breve all’iniziativa: si vocifera infatti di un interessamento dei parlamentari che fanno capo a Denis Verdinied Enrico Zanetti, attuale vicemenistro all’economia, oltreché degli ex leghisti di “Fare” e di vari esponenti di Ncd. E poi ci sarebbero i seguaci di Pier Ferdinando Casini, anche loro pronti ad unirsi al Comitato dopo l’annuncio dell’altro esponente dell’Udc,Lorenzo Cesa, di voler votare No.

Quello stesso No per cui si battono in molti nel centrodestra, seppur con posizioni e convinzioni diverse. E del resto è lo stesso Pera a spiegare le differenze all’interno di quello schieramento. “Dentro Fi – argomenta l’ex presidente del Senato – sento un ‘No bronzeo, alto e stentoreo, di Brunetta, e un ‘No‘ meno netto, flebile, quello di Parisi. E mi pare che questo ‘No’ flebile sia quello di Berlusconi. Anzi, certe volte il ‘No’ di Berlusconi sembra un Sì”. L’analisi di Pera diventa poi un chiaro invito all’ex Cavaliere a rivedere la sua strategia in vista del referendum. Se infatti, è il suo ragionamento, “è legittimo come opposizione dire di voler mandare a casa Renzi”, bisogna sempre tener presente che un’eventuale vittoria del No favorirebbe l’ascesa del Movimento Cinque Stelle al governo del Paese. Prospettiva, dice Pera, che non può certo piacere a Berlusconi.

A confermare, almeno in parte, la sintesi di Pera sulle differenti sensibilità presenti nell’area di Forza Italia, anche stamattina Renato Brunetta non ha rinunciato ad incarnare l’anima più oltranzista degli oppositori di centrodestra al ddl-Boschi. È stato proprio il capogruppo dei berlusconiani alla Camera a biasimare con risolutezza le dichiarazioni rilasciate stamattina dall’ambasciatore Usa in Italia, secondo il quale un eventuale bocciatura della riforma della Carta rappresenterebbe “un passo indietro per l’Italia”. “Le dichiarazioni di John Phillips in merito al referendum costituzionale – ha affermato Brunetta – rappresentano, e lo dico da atlantista convinto, un’ingerenza inaccettabile che rispediamo con decisione al mittente. L’Italia è un Paese occidentale con una democrazia strutturata e matura”.

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